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             Gadoni  

 
 
 
  
  LE ORIGINI

L'anno mill'e trecento ottantanove

 un cavaliere lascia il Campidano  

certo costretto di vivere altrove

forse pago d’un'assassina mano.  

Cosi Juanni si mise alla prova 

passando montilongu e sarcidano.  

Cavalcava sull”Arco de sa scova”

 quando venne avvistato d'una spia

 che su quèl punto perenne si trova.  

E dà l'avviso venga chiunque sia

suonava in due tempi la cornetta.

Rispose l'altro da “Gennasulia”.

Dopo d’ '” Arzanadolu” l'altra vetta 

conferma che compresero il segnale 

 per chi passava quella gola stretta.

Con questi versi inizia il poema sull'origine di Gadoni scritto dal un poeta locale Basilio Saderi. Non abbiamo informazioni precise sulla nascita di Gadoni, ne tanto meno sull'origine del suo nome. Il primo documento che attesta la sua esistenza è del 1512 in occasione della dedicazione della Chiesa di S. Marta. Non è semplice individuare con esattezza la data a cui risalgono le origini del paese. Dall’etimologia del nome di Gadoni e dai ritrovamenti archeologici, l’origine può essere collocata abbastanza lontana nel tempo. La documentazione storica certa dell’esistenza del paese con la denominazione di Gadoni è databile intorno alla fine del 1300
Gadoni: mercato delle ciliegie Gadoni: la via principale
 - inizi del 1400, ma ciò non esclude che prima non esistessero popolazioni che abitassero quei territori; probabilmente si trattava dei Signori del   nuraghe “Adoni”, il quale, prima che i territori venissero divisi, apparteneva alla cosiddetta “zona di Gadoni” e che in seguito è passato a Villanovatulo (Gabriele Ortu). L'esistenza di nuraghi, infatti, è la testimonianza delle prime tracce della presenza umana nel territorio di Gadoni, che si possono forse ricondurre a circa ottomila anni fa. Delle loro antiche abitazioni possiamo trovare testimonianza nei ruderi ancora sparsi intorno al paese e denominati Bidonì, Bidda Scana, Olzai e specialmente Bidda Arisone, dove è stato trovato, nella località di Genna ‘entu, un ricco materiale archeologico di stoviglie, armi, anelli, macine a mano, pezzi di ferro lavorato per uso di porte e la protezione di due nuraghi ancora visibili.

C’è però da precisare che  il nome "Gadoni" non compare in documenti di epoca anteriore al 1400 e neanche nel documento storico del 1388, nel quale si enumerano i paesi della Barbagia di Belvì, tutti appartenenti al Giudicato di Arborea. Gadoni apparteneva a una di quelle regioni montagnose abitata da popolazioni difficilmente controllabili, che i Romani chiamavano con il nomedi Barbaria, divisa in Barbagia di Seulo, di Belvì e di Ollolai: Con i Galilensi si riunivano i fieri montanari delle due prime Barbagia e insieme  esercitacano violente scorrerie nei territori ricchi e coltivati, prossime alle città romanizzate del piano. Se ne anno conferama in un documento importantissimo dell'Imperatore Ottone, dell'anno 69 d.c. Nella tavola da pranzo    rinvenuta nel territorio di Esterzili, fra il Sarcidano e la Barbagia  di Seulo, ora conservata nel Museo archeologico di Sassari, è riportato il decreto del magistrato Romano, il pro console L.Elvio Agrippa, il quale impose solennemente agli abitanti della montagna, specie ai galilensi, di ritirarsi dal territorio che essi avevano invaso nel piano dei Patulcensi Campani. 

Panoramica di Gadoni

Dovettero quindi sotto la minaccia delle armi, più che di fronte alla maestà delle leggi Romane, obbedire agli ordini imposti e ritornare nei loro capanni. Delle loro antiche abitazioni possiamo trovare testimonianza nei ruderi ancora sparsi intorno a Gadoni ricco di materiale archeologico di stovigli, di armi, anelli di maccine a mano e pezzi di ferro lavorato. Una costante tradizione popolare ne costituisce fondato un tale, pastore o lattitante che fosse, di Arzana di nome Cadoni, il quale nella prima metà del secolo xv, sarebbe venuto a cercare rifugio per  sè e per il suo bestiame nella località detta Mammatulu, con due sbocchi di comunicazione; primo Gennaentu, verso il Sarcidano, il secondo Arzanadolu , che conduce al Gennagentu. Secondo altri la denominazione di Gadoni sarebbe derivata dalle risposte del pastore arzanese ai suoi conterranei, risposte riguardanti il buono stato del suo  bestiame.
Nella nuova residenza il pastore rispondeva:" Gaudiu onu" cioè "godo di buona fortuna". La frase locale è ancora in uso. Che Gadoni abbia origine da Arzana è confermato dall'affinità della lingua e del costume esistente fra i due paesi. L'abitato primitivo è costituto da abitazioni rudimentali edificate con pietre e fango. A quel primo nucleo di casupole, disposte a semicerchio come richiedeva la natura del suolo, venne ad  aggiungersi, più  tardi la parte superiore del paese,"giu e susu" e in seguito la parte centrale "giru de mesu":Per provvedere ai bisogni spirituali degli abitanti fu costruita la chiesetta di S.Pietro, che sorgeva dove ora è sito l'edificio del vecchio Municipio e che fu poi abbattuta interamente nel 1870 perchè abbandonata e crollata.In seguito fu costruita la chiesa di S.Marta, la cui consacrazione risale al 26 Luglio 1512: La terza chiesa costruita a partire dal 1560, fu utilizzata come parrocchia e ampliata nel 1808. E' vero che Gadoni non è citata nei documenti storici del 1388, ma è altrettanto vero che già nella prima metà del 1400 possedeva la chiesetta di S.Pietro, in grado di accogliere più di cinquanta persone. Allo stesso tempo bisogna ricordare che la chiesa più ampia, quella di s.Martavenne costruita agli inizi del 1500. Tutto questo ci permette di stabilire e affermare che Gadoni esisteva quasi certamente prima del 1450. Fino al 1832 i frati insegnarono e il modo razionale di coltivare la terra.

La Chiesa di S.Marta, immagine risalente agli anni 30

Di altre due chiesette (1860) dette di S.Gabriele, posta sull'omonimo colle e di S.Nicolò si osservano i ruderi nei colli orientali del paese. solo nel 1869 Gadoni si univa,  ampliando una mulattiera, alla strada provinciale che da Laconi ad Ortuabis proseguiva ad attraversare il centro dell'isola e sette anni più  tardi aveva la strada da Cossatzu all'abitato. La popolazione dedita alla pastorizia, continuò a procurarsi il grano dal Campidano, utilizzando il cavallo e in seguito il carro per il trasporto. 
 
 
 
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