Gadoni.info

 
Agenda di informazione locale Home Gadoni Dove Siamo Ambiente Associazioni Etno-Museo Fotogallery

             Gadoni  

 
 
 
Il bracciante fuorilegge e la famiglia Secci - Boi
Giovanni Frau è nato ad Aritzo nel 1873, dopo aver fatto il bracciante per oltre tre lustri (circa quindici anni), lavorando molto e guadagnando poco, o niente, decide di cambiare vita, abbandonando i campi e dedicandosi ai furti di bestiame. Vuole diventare un abigeatario, ma proprio perché inesperto e poco preparato non riuscirà mai ad incrementare le entrate ne a specializzarsi nella nuova professione. 
Non lo aiuterà nemmeno la fortuna, che inizia ad abbandonarlo la notte tra il 4 e il 5 giugno del 1903, quando nelle campagne di Gadoni, dopo aver rubato un bue, uccide i coniugi Battista Secci e Luigia Boi. I banditi si allontanano portandosi via 500 lire in contanti, una pistola e altri oggetti preziosi.
Per lo stesso reato vengono arrestati e successivamente condannati all'ergastolo anche Giuseppe Sau,  Giuseppe  Diana e Antonio Manca.
Il 23 dello stesso mese il giudice istruttore presso il Tribunale di Cagliari emette a carico di Giovanni Frau un mandato di cattura per duplice omicidio "qualificato" e rapina.
I suoi connotati: "un metro e sessantotto di statura, capelli e sopraciglia neri, occhi neri, baffi piccoli neri e barba nera, bocca grande, naso grosso e colorito bruno".
Ma l'ex bracciante si è già dato alla macchia e non ha alcuna intenzione di costituirsi. Per questo motivo si rifugia nelle montagne di Aritzo, sperando di fare il latitante a vita, come è capitato al ben più celebre Filippo Bidotti detto il "Santone", originario di Villagrande Strisaili, che era riuscito a sottrarsi alla cattura per quarant'anni.
Sfortunatamente per lui, qualcuno segnala l'esatta posizione del suo nascondiglio ai carabinieri di Aritzo, che lo intercettano sulle montagne del paese verso le 10 dell'11 novembre del 1903.
I militari riescono a vederlo senza essere visti e decidono di attendere l'imbrunire prima di avvicinarsi alle grotta in cui si nascondeva.
A una distanza di circa 40 metri, il Vicebrigadiere

                    Latitanti sardi ai primi del 900 in alcune foto segnaletiche 

Lutzu e l'Appuntato Fois gli intimano di uscire senza armi e con le mani in vista.  Frau non li ascolta nemmeno e inizia a correre verso una roccia in cerca di riparo,è da qui che spara due colpi contro i due Carabinieri che ormai lo hanno quasi raggiunto. I proiettili del latitante si conficcano su un albero ma non feriscono i due militari che rispondono al fuoco con i moschetti in loro dotazione. Giovanni Frau, colpito alla testa cade privo di vita.
Il giorno successivo vengono eseguiti i rilievi di rito da parte del Pretore ed un medico che si occupa della autopsia.  Accanto al cadavere vengono trovati un fucile ad avancarica a due canne, una fiaschetta contenente polvere da sparo, numerose capsule per l'innesco, due grossi coltelli e d un piccolo pugnale. 
Alle 8 dell'indomani arriva sul posto anche il comandante della tenenza dei carabinieri di Isili, per la consueta inchiesta interna, che non mette in luce alcuna irregolarità: l'uso delle armi è stato legittimo. 
Il 20 dicembre il Sindaco di Gadoni Giovanni Zucca e gli Assessori Masala Matteo e Cocco Francesco, anche a nome del Consiglio Comunale e della comunità scrivono una lettera di elogio ai due carabinieri che hanno preso parte all'operazione. Missive dello stesso tenore vengono inviate anche dai Sindaci di Aritzo e Belvì e successivamente anche dal Sottoprefetto di Lanusei.
 Ai due carabinieri fu cosi concesso un encomio solenne. 
Tratto da "Sardegna Criminale di Giovanni Ricci  Newton Compton Editori
 
 
 
www.gadoni.info